Luca D. Majer
Musica  ed altro  
 

Gabry Ponte

 
 

Taylor Swift

 
(Notizie dal fronte mediterraneo:) restate in attesa.
 
 
 
Nonostante le raccomandazioni del dottore la TV in cucina mi tenta. A volte succede pure che l’accendo. E sogno.
 
Vedo il “brutto-ma-Bono” che saluta il ministro della cultura  ucraino, in tuta militare. E un 2/4 mi introduce a una competizione canora in n/Eurovisione. Conosco già il vincitore, mi dico: è San Marino con (eheh) “Tutta l’Italia”! Poi arriva ultima. Un tormentone Toto-Cutugnabile che non poteva fallire, ma alla n/Euro ha fatto schifo.
 
In questa rassegna canora fanno molto meglio una giunonica israeliana, seconda con una valanga di voti del pubblico; e un Estone, detto “Jimmy Cash” che cantava “Por favore, por favore/Espresso macchiato corneo” (sic) e ha preso più voti di Gabry Ponte e “Tutta l’Italia” sua.
 
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Quand'è incubo frequento Milano. Quella 2026.
 
La “torre [dei] Generali”, la più alta d’Italia. E la “Madonnina” del Duomo guardano dall’alto il vero spettacolo: tutti a darsi d’affare per le Olimpiadi ’26 (Money money money, cfr. ABBA) con via vai di stranieri ricchissimi, attratti dalla flat tax (Money money money.) Nella “capitalamorale d’Italia” eccoti lustrate Lambo e Ferrari parcheggiate alla Carlona; ma l’aria è sporca. Non solo quella che respiri.
 
Non mi stressare… mi serve aria” cantava Rkomi. Eccome. Manca così tanto l’aria che - si legge - nei CV i “GenZ” (i ventenni) includono la loro diversità neuronale: Asperger, DDAI. 
 
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In questo casino la musica galoppa, mai così ascoltata come oggi.
 
Taylor Swift è riuscita a comprarsi i diritti di tutti i suoi dischi, inclusi i suoi primi 6 LP per oltre 300M, un sogno che pensava irrealizzabile. Un sogno irrealizzabile per i Beatles, che lei è riuscita a realizzare grazie alle stratosferiche vendite discografiche, un tempo inimmaginabili. E un management da azienda dal futuro trilionario e meta-musicale.
 
Musica ovunque! anche se giocoforza serve sempre meno per far figli. Non per la musica in sé, ma perché si gode meno, di fretta. La popolazione italiana, nonostante i 400.000 immigrati ufficiali degli ultimi 5 anni, è in diminuzione.
 
La musica la si usa invece per traghettarsi in altri mondi, tra casa e lavoro, se c’è. Anzi no: il lavoro c’è sempre - è che oggi la maggior parte NON è retribuito. Come le ore perse con fatture non dovute o con errori. E alla ricerca di una risposta utile dai robot dei “servizi clienti.”
 
Tutti casi in cui la musica te la mettono loro: le famigerate “musiche d’attesa” che (se ci pensate) come ‘genere’ sono DI FISSO le musiche più ascoltate al mondo. Dal tormentone classico al reggaeton, a seconda dell’ufficio o commercio che state consultando, hanno il pregio di essere a volte montate in un anello di una ventina di secondi, il che rende l’attesa giustamente più insopportabile.
 
“L’attesa” è il modus operandi che definisce le nostre giornate: in attesa della 3a G.M., dello stipendio, della risposta del call-center o del mutuo; in attesa che l’auto elettrica si carichi (100% fra tre ore) o dell’”aeromobile;” in attesa del cambio pneumatici, del rimborso assicurativo, di una risposta al CV inviato, dell’agognata pensione. In attesa in autostrada per lavori inesistenti in cantieri popolati da tre addetti sul telefonino e uno che guarda le auto passare.
 
Fossi “Brain” Eno potrei inventare una moda sulle “musiche d’attesa” - roba per tranquillizzare colui che aspetta, incluso il milanese abbruttito di turno. Io, per adesso, me ne vado a letto. Nell’etere il dolce piano di Dominique Lawalrée della sua ninna nanna "Tintinnabuli III". Anche se non ci credi, funziona.
 
 
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Pubblicato su Blow Up magazine, luglio 2026